L'onda dei perduti. Il lavoro e i laureati
di Uriel
Fonte: Wolfstep
Chi critica "il sistema", nella stragrande maggioranza dei casi, continua ad affermare di volere un sistema piu' giusto. Il problema nasce quando, nei fatti , si va a trasformare in azioni materiali la parola "giusto". Il dramma e' che, essenzialmente, si tende a pensare che "giusto" sia qualcosa di estremamente rispettoso delle sensibilita' e delle umanita' in gioco, mentre al contrario la giustizia e' una entita' astratta tra le piu' disumane.
Per anni, nel mondo occidentale, moltissimi hanno creduto di andare verso un mondo senza lavoro. Voi direte: mai creduto in simili scemenze, io! Invece no: essenzialmente questa cultura si e' diffusa a tal punto da trovare quasi naturale, per dirne una, che quasi tutti i giovani vadano all'universita'.
Ora, la domanda e': in che modo una societa' basata sul lavoro puo' sostenere il fatto che tutti siano, almeno in teoria, dotati di quel che serve per appartenere alla classe dirigente? La risposta e' molto semplice: nella cultura degli anni '90, gli europei e gli occidentali in genere sarebbero stati la classe dirigente del mondo.In questa visione e' perfettamente lecito pensare che se il mondo ha qualcosa come 7 miliardi di abitanti, e l'occidente ammonta (ammontava quando era in voga questa ideologia) in tutto a qualcosa come 800 milioni di persone, era ragionevole che ogni occidentale avrebbe "gestito" (1) una decina di non-occidentali.Di conseguenza, la retorica occidentale di tutti gli anni '90 era che "la produzione si sarebbe spostata, in occidente si sarebbero fatti i servizi e si sarebbe gestita la complessita'".
Insieme oltre il petrolio. Come superare la dipendenza dalle fonti non rinnovabili e vivere felici?
di Marcello Moresco
Nel pomeriggio di mercoledì 23 giugno, a Genova, si e’ tenuto il primo degli incontri “a tema” organizzati dal Circolo di Genova del Movimento per la Decrescita Felice. E’ stata una bella occasione di conoscenza reciproca e di confronto, che ha visto la partecipazione di diversi volti nuovi e di alcuni ospiti di rilievo della cittadinanza attiva genovese. Durante la discussione sono emersi, come previsto, diversi punti di vista e diversi spunti per futuri approfondimenti:
•Agricoltura locale e filiera corta
•Mobilita’ sostenibile e riduzione dell’impronta carbonica della citta’
•Risparmio energetico ed efficienza energetica delle abitazioni
I soci del circolo hanno concluso il pomeriggio, condividendo la senzazione e la speranza di aver costruito un’altro piccolo ma importante tassello sulla strada della costruzione di una citta’ piu’ consapevole e piu’ “resiliente”.
La tecnologia sorge quando lo spirito, il “pneuma”, cede il passo alla “ratio”
di Francesco Lamendola
Tecnica e tecnologia vengono generalmente adoperate come sinonimi nel parlare di tutti i giorni, ma si tratta di un grosso fraintendimento: la tecnica è un’arte, l’arte di fare bene qualcosa con le proprie mani e con la propria abilità ed inventiva; la tecnologia è un modo di produzione industriale basato sulla capacità, da parte delle macchine, di replicare indefinitamente, al minor costo possibile, una serie di oggetti estremamente complessi.
Quella in cui noi oggi viviamo è una società tecnocentrica, per adoperare la felice espressione di Ramon Panikkar: ogni singolo aspetto della nostra vita, della nostra economia, del nostro tempo libero, sono organizzati in funzione della tecnologia, non della tecnica; ed è questo che le conferisce la sua tipica caratteristica di spersonalizzazione e di anonimità.
Il passaggio dal modo della tecnica al modo della tecnologia è definibile come il passaggio dal regno della qualità al regno della quantità; e, inoltre, come il passaggio dagli strumenti di primo grado, basati sull’intelligenza e sulla forza fisica dell’uomo, agli strumenti di secondo grado, basati su delle macchine sempre più complesse.
Calcio, anatomia di un omicidio
di Massimo Fini
pubblicato su il Fatto
Nel mio libro, Il denaro. “Sterco del demonio”, del 1998, fra i vari esempi di come l'eccesso di razionalizzazione economica finisce per distruggere il contenuto dell'oggetto cui viene applicata, portavo, fra gli altri, il calcio. Del resto già nel 1982, con l'introduzione in Italia del "terzo straniero" avevo preconizzato che il calcio, ridotto a puro business, benché resti "il gioco più bello del mondo", sarebbe andato lentamente a morire. Perché il calcio, checché ne pensino i suoi reggitori degli ultimi trent'anni, privi non solo di cultura sportiva ma semplicemente di cultura, prima di essere spettacolo, prima di essere gioco, prima di essere sport è rito.
Ed è proprio il rito che è stato distrutto dal denaro.
Così scrivevo nel 1998:
Il più grande evasore fiscale d'italia parla di evasione
MACELLERIA SOCIALE ED EVASIONE BANCARIA: PERCHE’ DRAGHI DOVEVA TACERE
DI MARCO DELLA LUNA
nuke.lia-online.org
Nella sua allocuzione del 31 Maggio 2010, Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia e candidato alla presidenza della BCE, ha definito l’evasione fiscale come “macelleria sociale”. Ma Draghi, come tutti i governatori di banche centrali, come tutti i gestori di banche di credito, è l’ultima persona al mondo legittimata a parlare di evasione e giudicare gli altri. Vediamo perché in cinque punti. Cinque punti di critica, ma anche di proposta per riforme eque ed efficaci da parte di ogni statista e di ogni ministro dell’economia che vogliano passare alla storia e non finire nell’affollato dimenticatoio dei burattini senza volto.
E’ nozione comune e incontestata che la liquidità (l’insieme di ciò che l’economia e la società usa come danaro, dalla cartamoneta al denaro elettronico) è creato dal sistema bancario, senza copertura aurea (abbandonata completamente dal 1971), quindi a costo zero. Si parte dalle banche centrali che creano dal nulla cartamoneta e attivi sui loro propri conti correnti, e li prestano a basso interesse alle banche di credito, che con essi comperano titoli del debito pubblico, portatori di interessi (che paghiamo noi con le tasse), emessi dai governi per finanziare il proprio deficit di bilancio.
I profitti della crisi
Marco Cedolin
La crisi economica sta imperversando in maniera sempre più drammatica in tutto l'Occidente. Le imprese chiudono o delocalizzano, la disoccupazione sale a ritmo forsennato, i diritti si vaporizzano, le prospettive occupazionali si riducono al lumicino. Sulla scia lasciata dalla manovra “lacrime e sangue” imposta al popolo greco, un po’ dappertutto s’impongono sacrifici ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani. Le mense della Caritas conoscono un sovraffollamento mai sperimentato prima, in strada scendono sempre nuovi senza tetto, con gli Stati Uniti che tirano la cordata . Aumentano in maniera esponenziale, anche se i media raramente ne danno notizia, i suicidi e le tragedie familiari aventi per protagonisti persone strozzate dai mutui e rimaste senza lavoro.
Un quadro a tinte fosche, condito dalle promesse dei mentori del progresso che preconizzano improbabili “riprese” che germoglieranno miracolosamente da quelle lacrime e dal quel sangue fagocitati in maniera sempre più famelica.
Eppure la crisi economica presenta anche un’altra faccia della medaglia, quella delle grandi multinazionali e delle grandi banche, a beneficio delle quali è stata costruita l’intera operazione....
Nikola Tesla: un lampo di genio
di Massimo Teodorani
La storia dell'uomo che voleva fornire energia illimitata al mondo
Nikola Tesla, pur essendo vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, è sicuramente lo scienziato che più di ogni altro ha contribuito a elettrificare il mondo.
Nonostante sia titolare di oltre 700 brevetti relativi ad altre invenzioni di ogni genere che spaziavano dall’elettricità alla meccanica e alla fluidodinamica, viene ricordato quasi esclusivamente solo per l’invenzione delle correnti alternate, quel sistema oggi diffuso in tutto il mondo che ha permesso la trasmissione efficiente di energia elettrica sulle lunghe distanze. E pensare che fu proprio lui a inventare la radio e non Marconi, cosa che gli fu riconosciuta solo dopo la sua morte da una corte legale degli Stati Uniti, terra dove esplicò in maniera sorprendente il suo genio.
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